
Articolo da "IL TICINO" Settimanale pavese
La scuola deve ripartire per costruire il futuro all’insegna della speranza:
“Il compito autentico della scuola non è omologare, ma far fiorire”
E' questo il titolo dell'articolo pubblicato oggi dal settimanale pavese "Il Ticino" a cura di Elena Maga portavoce della Cisl Scuola Pavia-Lodi. Elena Maga è stata per anni la Dirigente e segretaria della Cisl Scuola pavese, successivamente è entrata nella segreteria confederale della Ust Cisl Pavia e poi eletta Segretaria generale della Ust Cisl Pavia-Lodi. Docente conosciuta in ambito non solo scolastico anche al di fuori della nostra regione.
Riportiamo alcuni passaggi che si possono ritrovare nel testo completo dell'articolo scaricabile a fondo pagina.
Per i ragazzi, rientrare a scuola con speranza si traduce nel coraggio di abitare l’inaspettato, il nuovo. Il percorso formativo non è mai lineare: ci saranno giornate difficili, verifiche andate male e momenti di stanchezza. La speranza è l’atteggiamento che permette di vivere l’ostacolo non come un fallimento definitivo, ma come una tappa necessaria per la scoperta dei propri talenti, è la consapevolezza che lo studio è lo strumento più potente di emancipazione e libertà.
Viviamo in un tempo che rischia continuamente di omologare le persone. La società spesso misura il valore delle nuove generazioni soltanto attraverso risultati, prestazioni, classifiche, confronti. Si insinua così l’idea pericolosa che esista un solo modello valido di successo, un solo percorso degno di stima, un solo modo corretto di realizzarsi
Papa Leone XIV ha ricordato che “Educare significa aiutare ogni giovane a scoprire la propria vocazione umana e spirituale, non costruire persone tutte uguali”.
Aumentano le crisi d’ansia, le paure, il senso di inadeguatezza, il timore del giudizio, la fatica ad affrontare le frustrazioni e i fallimenti. Molti giovani vivono con il peso di dover essere sempre perfetti e sentono su di loro le aspettative degli adulti: perfetti a scuola, nello sport, nelle relazioni, nell’immagine di sé.
Basta un voto negativo, una delusione, una difficoltà relazionale o sportiva per sentirsi crollare addosso il mondo.
Educare significa allora anche insegnare a tollerare la frustrazione
Educare non significa eliminare ogni ostacolo dalla strada dei ragazzi...
Educare non significa sostituirsi continuamente a loro o impedire che sperimentino il limite, la fatica, la caduta...
il rischio è quello di perdere il cuore dell’educazione: aiutare ogni giovane a scoprire il bene che porta dentro di sé...
La speranza cresce se diventa comunitaria, ricucendo quel-’alleanza tra scuola, famiglie per i figli sta anche nel coraggio di non strappare loro di mano “l’occasione per intraprendere qualcosa di nuovo, qualcosa di imprevedibile per noi”.































